Quando si parla di ultra trail running, il nome di Davide Cheraz spicca tra i più autentici interpreti italiani della disciplina. Reduce da un brillante secondo posto alla Puglia by UTMB (140 km di fango, pioggia e spiagge infinite), Cheraz racconta come unisce rigore, cuore e resilienza nella preparazione e nell’affrontare gare estreme. In questa intervista approfondiamo non solo il suo percorso, ma soprattutto i consigli pratici per chi sogna di cimentarsi nelle ultradistanze.
"Corro e ragiono col cuore" dice Cheraz. Ed è una sintesi perfetta del senso profondo del trail moderno: più che alla prestazione cronometrica, si deve pensare a costruire resilienza mentale e capacità di ascoltare il corpo. Nelle gare lunghe, infatti, ogni programmazione salta – pioggia, mutamenti del terreno, crisi energetiche sono sempre in agguato.
«Non importa quanto tu sia allenato: servono adattamento, lucidità e una solida motivazione interiore», sottolinea il valdostano. 👉 Allenare la testa è importante quanto allenare le gambe.
L’ultimo risultato di Cheraz non è nato per caso. Dietro ci sono mesi di allenamenti mirati e periodizzazione intelligente.
Per chi punta ad avventure come l’Ultra Trail du Mont Blanc, è consigliato seguire un Piano di Allenamento Completo per l'Ultra-Trail del Monte Bianco per strutturare volumi, distanza e qualità in base agli obiettivi.
Nell’ultra trail, soprattutto su distanze sopra i 100 km, la strategia nutrizionale diventa tanto importante quanto l’allenamento. Cheraz evidenzia un aspetto spesso sottovalutato: l’ascolto del proprio stomaco e la capacità di cambiare strategia in corsa.
Cheraz suggerisce una regola: "Mai sperimentare qualcosa di nuovo il giorno della gara. Prova tutto in allenamento, anche gli errori fanno crescere." 🥨
La fatica delle ultra non si limita al giorno della gara. Serve una cura costante per il corpo, pena l’accumulo di microtraumi e il calo di performance. Cheraz integra sempre:
Il bagaglio del trail runner evolve con l’esperienza. Cheraz, ad esempio, testa in allenamento ogni novità: dalle scarpe con grip adeguato (fondamentale su fondi scivolosi come i Sassi di Matera) al vestiario leggero e traspirante. Mai dimenticare frontale con batterie di scorta, mantella antivento e kit primo soccorso nei trail più lunghi.
I consigli definitivi di Davide:
Nel trail running di lunga distanza il confine tra corpo e mente si fa sottile: il "cuore" di cui parla Cheraz è la scintilla che muove ogni passo, e insieme la disciplina che permette di non fermarsi di fronte alle difficoltà. Che tu sia un principiante dei sentieri o un aspirante ultra runner, lasciti ispirare dal suo approccio: sii metodico, ma anche flessibile, fidati della preparazione e lascia spazio all’improvvisazione. Perché ogni gara, come ogni sentiero, è un viaggio unico che si percorre con la testa, le gambe e soprattutto il cuore.
È importante rallentare, mangiare qualcosa di facilmente digeribile, idratarsi e darsi piccoli obiettivi intermedi. La lucidità mentale aiuta a superare i momenti difficili.
Per una 100 km, atleti intermedi lavorano su 60-100 km/sett, privilegiando la qualità e la progressione. Fondamentale la periodizzazione.
Evitare cibi speziati, grassi e novità assolute. Scegliere carboidrati semplici e testati in allenamento riduce i rischi di disturbi gastrointestinali.
Meglio sospendere l'attività e rivolgersi a una figura specialistica. Il riposo tempestivo può prevenire danni maggiori e ridurre i tempi di recupero.
È determinante. La resilienza e la capacità di restare positivi nei momenti difficili fanno spesso la differenza tra finire o abbandonare.
Assolutamente sì: scarpe, zaino, calze e gel vanno provati in condizioni simili a quelle della gara per evitare brutte sorprese.