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Affrontare una malattia grave come il linfoma significa mettere la vita in pausa, rinunciare alle proprie emozioni, progetti e persino alle passioni sportive. Tuttavia, il ritorno allo sport – in particolare nel triathlon – può segnare un autentico riscatto fisico e mentale, come dimostra la vicenda di Alessandro Lotta di Casazza, in provincia di Bergamo.
Il percorso di chi riceve una diagnosi importante come il linfoma è fatto di cambiamenti improvvisi e necessità di concentrare ogni energia sulla propria salute. Fermarsi, ricalibrare le proprie priorità e accettare una nuova quotidianità sono scelte obbligate, spesso accompagnate da un lungo periodo di stop non soltanto dalle attività sportive, ma anche dagli impegni accademici e professionali.
Dopo la battaglia contro la malattia, la decisione di tornare al triathlon rappresenta non solo la volontà di riconquistare il proprio benessere fisico, ma anche quella di riappropriarsi della propria identità di atleta. Il triathlon, con le sue tre discipline – nuoto, ciclismo e corsa – richiede determinazione, pianificazione e una forma fisica completa.
Per Alessandro Lotta, la scelta di tornare a questa disciplina ha significato iscriversi di nuovo in una squadra (Zona Blu), condividere obiettivi, allenamenti e sogni con altri atleti e riallacciare i fili di una passione accantonata forzatamente.
Tornare al triathlon dopo una grave malattia implica una gestione attenta del proprio corpo e della mente. Ecco alcuni suggerimenti rivolti a chi desidera intraprendere un cammino simile:
Il triathlon, come molte discipline di endurance, infonde autostima e porta benefici che vanno ben oltre l’aspetto fisico. Il senso di appartenenza a una squadra e la possibilità di confrontarsi con i propri limiti danno uno slancio unico verso una nuova quotidianità. Inoltre, grazie a un approccio equilibrato tra disciplina, riposo e cura di sé, lo sport contribuisce anche a rafforzare le difese immunitarie e a migliorare la qualità della vita post-malattia.
Un percorso che va integrato anche attraverso una preparazione mentale adeguata: scopri come il mental coaching può accelerare il tuo progresso nel triathlon e perché questa pratica è essenziale per atleti di ogni livello.
Nel caso di Alessandro Lotta, il ritorno all’attività agonistica è coinciso anche con la conclusione del percorso universitario in ingegneria. Questo doppio traguardo rafforza l’idea che salute, motivazione e realizzazione personale possono convivere e alimentarsi a vicenda.
Lo sport non sostituisce le terapie mediche, ma rappresenta una leva potente per ritrovare equilibrio psicofisico e progettualità dopo una malattia. Ogni atleta, a prescindere dal livello, può trovare nell’allenamento la propria rinascita.
Miglioramento della salute fisica, incremento della fiducia in sé stessi e benessere psicologico.
Agire gradualmente, ascoltare il proprio corpo, consultare professionisti e ripartire da obiettivi realistici.
Fornisce supporto emotivo, motivazione costante e la possibilità di condividere esperienze simili.
Sì, se il percorso è ben pianificato e avviene nel rispetto della salute e dei tempi di recupero.
Fondamentale, perché permette all’organismo di adattarsi gradualmente e riduce il rischio di ricadute o infortuni.
Certamente, attraverso il movimento si riscoprono motivazione, autostima e resilienza psicologica.